La fusione fredda: ma che fine ha fatto?
Scritto da Erriko in Riflessioni il 29 novembre 2008
Non sono uno scienziato, non sono un fisico, non sono un matematico… Insomma, sono soltano uno a cui piace pensare e porsi interrogativi su quello che succede il mondo, in che direzione va la coscienza e la conoscenza.
Sono un tipo curioso, e mi piace incuriosire gli altri, ecco perchè scrivo questo articolo.
Non dico che dovete credere a tutto quello che dirò, ma almeno prendetelo come uno spunto per informarvi di più e capire voi stessi cosa succede quando la scienza e la tecnologia non se ne stanno buoni buoni in un angolo ma provano ad invadere settori “di proprietà” delle potenze che (purtroppo) gestiscono alcuni aspetti basilari della nostra esistenza.
Dicevo appunto aspetti basilari, come l’energia.
Ci siamo mai soffermati a pensare a cosa rappresenta l’energia per l’uomo moderno?
Se n’è fatto a meno per millenni, ma da quando nei modi più disparati si è iniziato ad ottenerne parecchia non riusciamo più a farne meno.
Pensate ad una città completamente al buio: rapine, stupri, disordini… Chiunque celato da quell’ottima maschera che è il buio potrebbe farla da padrone se ne ha forza e volontà sufficienti.
E le case? Senza energia non si ci potrebbe scaldare quando è freddo o trovare refrigerio nelle giornate afose.
I trasporti? Si tornerebbe ad impiegare settimane per spostarsi da una città all’altra, com’era fino alla rivoluzione industriale.
La comunicazione: una delle esigenze fondamentali dell’uomo di oggi. Come credete sarebbe venire a conoscenza di fatti importanti dopo settimane dal loro accadimento. Sapere che un nostro caro sta male ed ha bisogno di noi dopo giorni, quando siamo abituati a telefonarci subito se abbiamo un appuntamento e l’altra persona ha più di 1 minuto di ritardo.
La salute poi, senza energia che fine farebbero le persone che hanno bisogno del continuo ausilio dei macchinari per curarsi o addirittura rimanere in vita, e come si presterebbe soccorso immediato? Con i muli?
Questi sono solo una piccola parte dei ruoli che gioca l’energia al giorno d’oggi. La mancanza di uno solo di questi farebbe crollare il mondo nell’anarchia dopo sole 24 ore. E questo basta a far pensare che siano indispensabili. Certo, come farne a meno? Chiunque sano di mente sarebbe pronto a sborsare qualunque cifra perchè questo sistema continui a funzionare. E questo chi ci “concede” l’energia lo sa benissimo.
Si, perchè noi abbiamo bisogno di loro. Fino a non troppo tempo fa (storicamente parlando) ci si costruiva una casa, si coltivava, si allevava, ci si cucivano i vestiti, e quasi in completa autonomia.
Adesso tutti gli aspetti basilari della nostra vita sono controllati da altri, abbiamo bisogno che altri provvedano a darci quello che abbiamo bisogno per vivere… Ci mantengono in vita.
E se io vi dicessi che ad uno degli aspetti fondamentali della nostra vita, uno di quegli aspetti che, appunto, ci permette di vivere come viviamo oggi, potessimo provvedere da soli?
Non fraintendetemi, non sono un anarchico nè un nostalgico di tempi andati, non cerco di spingere nessuno a riscoprire un’esistenza bucolica in mezzo a prati fioriti ed animali, nè sono un socialista od un comunista alla riscossa contro “i padroni” delle aziende multinazionali (figuriamoci, non scambierei mai tanti poteri relativi con un unico potere assoluto).
Dico soltanto che potremmo avere un mondo dove le persone dovrebbero rivolgersi ad aziende soltanto riguardo l’energia necessaria ai servizi pubblici, e potrebbero provvedere a quella necessaria per se, la propria famiglia e la loro abitazione da soli e con una spesa infima.
Non solo vi dico che questo è possibile, ma vi dico che non è possibile domani, nè oggi, ma ieri!
Ed ecco, dopo tutto questo preambolo, dove sta il nocciolo della questione. Questa è una storia di scienza, tecnica, interessi e comunicazione.
Dapprima vi è la scienza
Una teoria. E’ necessaria una teoria, degli studi. Bisogna osservare il comportamento della materia per capire come funziona, che utilizzo si può fare di quello che si è scoperto, come ricreare quei fenomeni.
La storia che vi racconto inizia alla fine del 1800. Tommaso Graham, osservò nel palladio una speciale capacità di assorbire idrogeno.
Nel 1926, due scienziati Tedeschi, F. Paneth e K. Peters, pubblicarono un lavoro sulla presunta trasformazione spontanea di idrogeno in elio da catalisi nucleare, quando l’idrogeno è assorbito da palladio a temperatura ambiente. Successivamente questi autori ammisero che l’elio da loro hanno misurato era dovuto ad un inquinamento di elio presente, in modo naturale, nell’aria.
Nel 1927, lo scienziato svedese J. Tandberg affermò di aver ottenuto una miscela di idrogeno in elio all’interno di una cella elettrolitica con elettrodi in palladio. Sulla base di tale lavoro chiese un brevetto svedese dal titolo: “un metodo che produce elio e utili reazioni energetiche”.
Dopo la scoperta del deuterio, nel 1932, Tandberg continuò i suoi esperimenti con l’acqua pesante. Causa però la precedente scoperta della reazione di Paneth e Peters, seguita poi dalla sua ritrattazione, il brevetto di Tandberg’s sarebbe comunque risultato non valido.
Negli anni 80 dello scorso secolo nacque un termine: fusione nucleare fredda, detta anche fusione a temperatura ambiene o semplicemente fusione fredda. Il termine fusione fredda (“cold fusion”) è stato coniato da Paul Palmer della Brigham Young University nel 1986 durante una ricerca di geo fusione sulla possibilità di esistenza di fenomeni di fusione all’interno dei nuclei planetari.
La tecnica
Quello che si era scoperto fino ad allora dall’osservazione di alcuni fenomeni era di per se molto interessante, ma occorreva adesso sviluppare una tecnica che riproducesse e controllasse i fenomeni di cui abbiamo parlato e che desse un risultato concreto.
Apparevero così due scienziati, in seguito molto discussi, Fleischmann e Pons.
Fleischmann disse che iniziò ad investigare la possibilità che le reazioni chimiche potessero influenzare i processi nucleari negli anni sessanta. Egli predisse che gli effetti collettivi da lui esplorati, potrebbero richiedere l’elettrodinamica quantistica per essere calcolati, questo potrebbe dare risultati più significativi rispetto agli effetti predetti dalla meccanica quantistica. Egli poi disse che, nel 1983, aveva l’evidenza sperimentale che lo portava a credere che nella fase condensata i sistemi sviluppano strutture coerenti piuttosto evidenti. Nel 1984, come conseguenza di questi studi, Fleischmann e Pons iniziarono i loro esperimenti sulla fusione fredda.
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I due scienziati idearono una cella, la cui configurazione iniziale utilizzava un vaso di Dewar (un vaso di vetro a doppia parete al cui interno era stato fatto del vuoto), riempito di acqua pesante per svolgere l’elettrolisi, in modo che fosse minima (meno del 5% durante la durata di un tipico esperimento) la dispersione termica. La cella era poi immersa in un bagno termostatato a temperatura costante in modo da eliminare gli effetti di sorgenti esterne di calore. I due scienziati utilizzarono una cella aperta in modo da eliminare la pericolosa formazione di sacche di deuterio e ossigeno risultanti dalle reazioni di elettrolisi, anche se ciò avrebbe favorito qualche perdita termica e quindi il calcolo di una minore potenza prodotta dalla cella stessa. Tale configurazione, causa l’evaporazione del liquido, faceva si che fosse necessario, di tanto in tanto, rabboccare il vaso con nuova acqua pesante. I due scienziati fecero poi notare che se la cella era alta e stretta, l’azione delle bolle di gas prodotte dalla elettrolisi, avevano la proprietà di mescolare e portare ad una temperatura uniforme l’acqua pesante contenuta. Una particolare attenzione era poi messa nella utilizzazione di un catodo di palladio ed elettrolita di grande purezza, in modo da prevenire la possibilità di formazione di residui sulla superficie, questo specie per gli esperimenti più lunghi. La cella era poi corredata di un termistore per la misura della temperatura dell’elettrolita, ed un riscaldatore elettrico per la generazione di impulsi di calore necessari per calibrare le perdite di calore dovute alla evaporazione del gas. Dopo tale calibrazione era possibile, con relativa facilità, ottenere il valore di calore generato dalla reazione.
Una corrente costante fu applicata alla cella per un periodo di parecchie settimane, e quindi fu via via necessario addizionare la cella di nuova acqua pesante. Per la maggior parte del tempo, la potenza elettrica immessa nella cella era praticamente uguale a quella dispersa dalla cella stessa, evidenziando un funzionamento della cella secondo le consuete leggi della elettrochimica. In queste condizioni la temperatura della cella era di circa 30 °C. Ma in certi momenti e solo per alcuni esperimenti, la temperatura aumentava improvvisamente a circa 50 °C, senza che fosse variata la potenza elettrica in ingresso, questo repentino fenomeno poteva durare due o più giorni. In questi particolari momenti, la potenza generata, poteva essere superiore a 20 volte la potenza elettrica applicata, in ingresso, alla cella. In altri casi questi repentini innalzamenti di temperatura non venivano riscontrati per molto tempo e quindi la cella veniva spenta.
La temperatura della cella era misurata con un termistore, mentre un altro termistore era posto direttamente sul catodo in modo da poterne misurare la temperatura durante gli eventi di surriscaldamento.
L’efficacia di tale metodo di misura è stata spesso elemento di contestazione. L’esperimento, nel suo insieme, è stato poi criticato da Wilson Altri esperimenti utilizzanti celle aperte sono stati criticati da Shkedi e Jones. Molti ricercatori che hanno fatto sperimentazione sulla fusione fredda, hanno trovato tali critiche non convincenti e comunque non appilcabili in altre tipologie di esperimenti.
La comunicazione
La fusione fredda divenne improvvisamente famosa il 23 marzo 1989 quando i chimici Martin Fleischmann dell’Università di Southampton in Inghilterra e Stanley Pons dell’Università dello Utah negli USA annunciarono alla stampa di essere riusciti a realizzarla.
La dichiarazione resa alla stampa il 10 marzo 1989 avvenne in un clima internazionale reso incandescente da disastri ambientali legati allo sfruttamento di energia: il disastro di Chernobyl il 26 aprile 1986, e, con una coincidenza che ha veramente dell’incredibile, il disastro della petroliera Exxon Valdez il 24 marzo 1989.
In aggiunta, la conferenza stampa fu rilasciata prima che apparisse una pubblicazione su rivista scientifica: un articolo breve comparve solo il 10 aprile, sul Journal of Electroanalytical Chemistry, ma era scritto in modo affrettato, e conteneva alcuni errori sulla misura dell’emissione di raggi gamma.[17]
Fleischmann e Pons annunciarono di aver ottenuto energia in eccesso, che non poteva avere origini elettrochimiche, da una cella elettrolitica con due elettrodi (platino+ e palladio-) fondendo deuterio e ottenendo elio.
A conferma dell’avvenuta reazione nucleare, i due chimici portavano come prove le misure calorimetriche dell’energia rilasciata dalla reazione e le misure di irraggiamento neutronico, dovute ai neutroni ad alta energia rilasciati dalla reazione dei nuclei di deuterio.
Il 12 aprile Stanley Pons fece una presentazione trionfale dei risultati al congresso annuale della Società Americana di Chimica (ACS), mentre l’Università dello Utah chiedeva al Congresso degli Stati Uniti un finanziamento di 25 milioni di dollari per proseguire le ricerche. Su questa decisione non poteva non pesare la considerazione che, dopo il disastro ambientale della Exxon Valdez, il Congresso fosse ben disposto a finanziare ricerche sulla fusione fredda. Lo stesso Pons, al congresso della ACS, aveva dichiarato che la fusione fredda avrebbe fornito energia in eccesso con un dispositivo tascabile, se confrontato con gli apparati ben più complicati, necessari per la fusione nucleare “calda”. Per questo motivo, Pons ricevette l’invito a incontrarsi con i rappresentanti del presidente Bush (George senior, il padre di George W.. presidente uscente) a inizio Maggio.
Interessi
Come detto vi furono critiche sulla realtà o meno del fenomeno della fusione fredda e sulla sua effettiva efficacia e riproducibilità. Vi furono aspre polemiche. Ovviamente le ricerche andavano approfondite, ma gran parte dei fondi in questo compo provengono generalmente proprio da quelle società che non è che facciano i salti di gioia a pensare che è possibile creare una fonte continua di energia di diversi Kw e che si esaurisce solo dopo diverse centinaia di anni. Non solo: il costo di tale fonte è davvero esiguo. Due scienziati Casertani sono riusciti a ricreare l’esperimento con mezzi casalinghi (ad esempio con un contenitore per cd come vaso per la cella). Si calcola che il costo complessivo di una cella del genere, che ricordiamo darebbe energia continua e pulita ad una casa privata per diverse centinaia di anni non supera i 200 euro!
Alle continue richieste da parte di svariati gruppi scientifici sparsi nel mondo (tra cui anche un gruppo italiano che aveva raggiunto ottimi risultati) di ottenere finanziamenti per approfondire l’argomento i “giganti” ed i vari governi hanno risposto di non sentire da quell’orecchio.
Tutto allora è stato fatto scivolare nel dimenticatoio. Come mai?
Forse quei scienziati si erano inventati tutto? Forse no. Nonostante i continui attacchi alla teoria (che ormai tanto teoria non è più) e continui discrediti, diversi enti autorevoli hanno confermato la realtà del fenomeno.
Nel febbraio del 2002, un laboratorio della marina degli Stati Uniti rilasciò un lavoro nel quale veniva confermato il fenomeno della fusione fredda come fatto reale. Come già, e lo dico con una punta d’orgoglio, era accaduto in Italia nei laboratori dell’Enea a Frascati, e molti anni prima! Addirittura già nel 1989, a poco più di un mese dalla pubblicazione del lavoro sulla Fusione Fredda di Fleishman e Pons, ed ancora negli anni successivi. anche se stranamente i fondi per quella ricerca si interruppero all’improvviso, ma pazienza tanto eravamo solo diversi anni in anticipo rispetto agli altri, perchè approfittarsene?!?! :S.
Comunque lo stesso responso è stato raggiunto in altri laboratori sparsi nel mondo.
Adesso sembra che qualcosa si stia muovendo, ma mi sa che stanno studiando di più il modo per farci pagare comunque per qualcosa che potremmo costruirci da soli che per perfezionare le ricerche.
Io dico solo una cosa: rifletteteci e se avete modo approfondite l’argomento, magari se siamo più consapevoli ci prenderanno in giro di meno (almeno in questa cosa… XD)!
Scusatemi per la lunghezza dell’articolo, spero di non avervi annoiato…
A presto!
Per approfondire qualcosa visita il sito del Progettomeg, potete poi visitare anche questa pagina.
Qui un’inchiesta di RaiNews24 che trovo molto interessante (la trovate anche nella sezione video del sito):
fonti utilizzate per l’articolo: Wikipedia, RaiNews24, Progettomeg, Nexus Italia, Corriete.it
Testo consigliato: “FUSIONE FREDDA, MODERNA STORIA D’INQUISIZIONE E D’ALCHIMIA” di Roberto Germano
Altri testi interessanti:
• “Dai quark ai cristalli” di Giuliano Preparata, edito da Bollati Boringhieri
• “Fusione Fredda” di A. Basile, Avverbi Edizioni, 1999
• “QED Coherence in Matter” di Giuliano Preparata, World Scientific, 1995
• “Electrochemically Induced Nuclear Fusion of deuterium” di M. Fleischmann e S. Pons, J. Electroanal. Chem. Nr. 261, 1989
• Transmutation in a gold-light water electrolysis system di T. Ohmori, T. Mizuno, Fusion Technology nr. 33, 1998
• Una trasmutazione più rapida può ridurre il pericolo scorie, Il sole 24ore, Ricerca e tecnologie, XII, 17 ottobre 1997
• Nuclear trasmutation in Thin-Film nickel coatings undergoing electrolysis, G.H. Miley (università dell’Illinois dipartim. di ingegneria nucleare), J.A. Patterson (C.E.T.I. Inc Florida, USA), New Energy, 1996
• Transmutation of elements in saturated palladium hydrides by an XeCl excimer laser, V. Nassisi, Fusion Technology nr. 33, 1998
• How to produce the Pons-Fleischmann effect, E. Storms, Fusion Technology nr. 29, 1996



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